Il Congresso del PD un’occasione da non perdere per imprimere un cambio di passo nell’assunzione della visione delle donne come fondante dell’impianto politico e programmatico del PD.

roberta agostiniIl Congresso del PD rappresenta un’occasione da non perdere per imprimere un cambio di passo nell’assunzione della visione delle donne come fondante dell’impianto politico e programmatico del PD.


Una visione che ha in mente un’idea altra e diversa della politica e del Paese.


In un Paese come il nostro, infatti, saldamente collocato agli ultimi posti in Europa e nelle graduatorie sulla presenza femminile dalla sfera pubblica, nessuno più delle donne e' interessato ad avviare una radicale innovazione della politica, del lavoro e dell’economia.
L’Istat denuncia livelli di occupazione femminile fermi al 46,8% (con punte drammatiche al Sud), altre statistiche descrivono classi dirigenti prevalentemente maschili: siamo di fronte a un blocco storico che, aggravato dalla crisi, ha scaricato sulle spalle della popolazione femminile il ruolo di supplenza di un welfare debole e per tanti aspetti arretrato.


Un modello individualista e liberista che, muovendo dall’economia, ha messo radici nella società colpendo tutti, segnando in maniera pesante la cultura e la sfera della dignità e libertà femminile. Forse perché la seduzione della destra che ha attraversato il mondo, imponendo le magnifiche sorti del libero mercato e una riduzione progressiva degli spazi di partecipazione e decisione politica, ha finito per attraversare in tante occasioni anche noi. Apriamo allora una discussione vera su questi tempi difficili, sui limiti e sulle intuizioni del gruppo dirigente che in questi anni ha guidato il Pd e il centrosinistra, sulle nostre incertezze nel contrastare un modello che ha alimentato le diseguaglianze e disoccupazione.
Occupando le piazze del 13 febbraio abbiamo creduto, insieme a tante altre, che un cambiamento fosse possibile. Abbiamo manifestato per chiedere dignità, diritti, per rivendicare il nostro ruolo nella crescita e nella modernizzazione dell'Italia. Un ruolo che vogliamo esercitare proponendo misure concrete di investimenti nel lavoro, nel welfare, in una strategia contro la violenza che preveda fondi, strutture, politiche di prevenzione. Un ruolo che non può prescindere dalla piena attuazione della legge 194, dalla modifica della legge 40, dal riconoscimento della condizione globale delle donne. Siamo, sono, tutte donne globali: quelle che arrivano in Italia per cercare una vita migliore, quelle che muoiono in un viaggio della speranza oppure a Barletta o in Bangladesh sotto il crollo di una palazzina mentre lavorano per pochi euro l’ora. Il governo, che sosteniamo lealmente e con impegno, deve assumere con piu' convinzione la centralita' del ruolo delle donne, non solo perche' i diritti delle donne sono diritti umani, ma anche per non sprecare la grande occasione rappresentata dalla forza e dall'autonomia femminile per cambiare il paese.
Anche per questo abbiamo dato vita alla Conferenza delle Democratiche, convinte che per uscire da una crisi profondamente segnata da una concezione personalistica e proprietaria del potere e delle istituzioni fosse necessario scommettere su un grande partito popolare di donne e di uomini, forte di storie, culture e generazioni.
Tanto nello statuto, quanto nella composizione degli organismi di governo del partito e nelle istituzioni, abbiamo assunto la democrazia paritaria come principio fondamentale di ri-costruzione comune delle istituzioni democratiche sapendo che nessuna democrazia può dirsi veramente compiuta senza le donne e che per la condivisione del potere pubblico e delle responsabilità private il presupposto è una rivoluzione nella mentalità, nella cultura, nel modo in cui il potere è oggi distribuito e il lavoro organizzato.
Democrazia paritaria, dunque, non come “quota rosa” ma come condizione essenziale per ricostruire il nostro sistema politico.
Questa è la sfida che oggi il Pd ha davanti a sé ed è la sfida che le donne democratiche esigono, per diventare finalmente un luogo in cui libertà, autonomia e forza femminile possano affermarsi in pieno, senza compromessi.
E’ giunta l’ora di superare una modalità formale di rispetto delle regole vissute talvolta come mero adempimento burocratico.
Questo, del resto, è stato anche il fondamento della battaglia che a favore della doppia preferenza abbiamo condotto in tante regioni e in tanti comuni. Se oggi nelle istituzioni siamo di più è grazie a una battaglia politica: mai nella storia repubblicana il Parlamento italiano aveva visto una presenza femminile così numerosa.
Da qui non si torna indietro ma deve aprirsi una fase nuova sia per il Pd che per le donne democratiche perchè una presenza femminile chiede di essere riconosciuta collettivamente come forza di cambiamento ed una nuova classe dirigente si appresta a governare il PD a tanti livelli, da quelli territoriali fino alla segreteria nazionale.
Rispetto a questo, crediamo che si debbano esplicitare alcune questioni.
La prima: il fatto che la maggior parte dei ruoli di leadership, dai segretari regionali a quelli provinciali, siano saldamente in mano maschile ci dice che sono ancora molti gli ostacoli che vanno rimossi per costruire un partito di donne e di uomini come spazio di condivisione delle responsabilità politiche e che non è compito che è possibile affrontare solo attraverso le regole. Questo è un tema su cui devono interrogarsi le donne ma anche gli uomini, il loro modo di intendere la vita e la battaglia politica, la loro concezione della leadership. A destra, la cosiddetta leadership carismatica si circonda di donne a cui viene attribuito il ruolo della difesa del capo e di cattura del consenso nei confronti dell’opinione pubblica. Ma in generale relazioni paritarie tra uomini e donne sono ancora un traguardo. Quanto di quel modello e' stato introiettato anche da noi? Quante volte siamo considerate utili portatrici d’acqua, fedeli alleate, o relegate in alcuni ruoli considerati tradizionalmente femminili, oppure selezionate in quanto "esterne" alla politica?
Noi ci aspettiamo che una nuova classe dirigente sia capace non solo di concepire relazioni politiche paritarie con le tante donne che svolgono ruoli di direzione, ma anche e soprattutto di riconoscere e valorizzare la differenza femminile. Siamo davvero tutti convinti del fatto che investire sul lavoro femminile, in politiche contro la violenza, nella riforma di un welfare familista ed arretrato, in una legge elettorale che contenga regole per la parita' serva alle donne ma rappresenti un salto di civiltà complessivo nelle relazioni sociali del paese? E che non ci sono questioni confinate in territori tradizionalmente femminili, ma che solo in quanto uomini e donne condividono in maniera paritaria le responsabilità in una sfera pubblica, la proposta politica che rivolgono al paese e' più avanzata e moderna?
In secondo luogo, non possiamo sprecare una grande occasione rappresentata da un nuovo un protagonismo femminile. La conferenza delle donne ha unito donne diverse per storia, cultura, provenienza geografica, generazioni, convinte che l'appartenza al genere femminile avesse una rilevanza ed un significato politico. Abbiamo investito in un lavoro comune e siamo consapevoli che questo lavoro non e' sufficiente, che ha mostrato limiti e problemi, che non siamo riuscite a trasformare gli importanti risultati raggiunti in termini numerici in forza femminile capace di permeare le scelte strategiche. Cosi come siamo anche consapevoli che troppo spesso l'appartenenza ad una cosiddetta corrente ha prevalso sulla costruzione di un percorso autonomo femminile, che puo' darsi solo in un partito concepito come una comunità e non come una mera sommatoria di componenti. Per una politica che ci somigli di più, e che sia al tempo stesso riformista e radicale, dobbiamo ripartire dai risultati quantitativi raggiunti e rilanciare una rete di donne che, dentro e fuori il partito, sappia compiere un salto di qualità con scelte innovative, anche dal punto di vista delle regole, che rafforzino l‘azione politica autonoma delle democratiche e potenzino gli strumenti organizzativi. In un Paese come il nostro che non riconosce le madri ma solo i padri della patria, un lavoro che metta al centro autonomia, relazione, generosità e' il presupposto perche' ciascuna di noi si possa mettere in gioco individualmente senza ricalcare modelli maschili o stereotipi antichi, valorizzando genealogie femminili, oltre che la forza di un progetto comune.
In terzo luogo, una piena cittadinanza femminile e' davvero possibile solo in un partito che abbia sedi trasparenti di decisione e selezione della classi dirigenti, governato da regole che assicurino diritti e doveri, che promuovano competenze ed esperienze. Vogliamo un partito dove si possa essere valutati e valutate per le proprie capacità e non per la fedeltà ad un capo. Dove possano essere bandite le due facce della stessa medaglia: cooptazione e competizione sfrenata per le preferenze. Servono regole nuove, che non rincorrano modelli populisti e leaderistici e che contrastino la tendenza in atto a fare del partito un comitato elettorale o una pura somma di correnti.
Un partito "sociale" e non un semplice aggregato elettorale. Che eserciti la propria autonomia, anche dai livelli istituzionali o dai ruoli di governo - perche' il riformismo "dall'alto" non puo' esistere - che sappia farsi parte rappresentando e orientando bisogni ed istanze della parti più deboli della società, che discuta intorno a idee e proposte e non solo di leadership e ruoli di comando, che protegga e difenda la propria autonomia perchè ha chiaro da che parte sta.
E piu' di ogni altra cosa, che sappia far vivere una rigenerazione di passioni ed un nuovo sentimento di comunità e di appartenenza, a cui tanto, tantissimo, può contribuire la funzione civilizzatrice della presenza delle donne.
Si tratta di scelte di campo. Se sapremo compierle, daremo davvero una mano al paese a cambiare, ad uscire dalla crisi nella quale siamo da troppo tempo, a guardare con fiducia e speranza al futuro.

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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