Legge 194: l'intervento in aula di Roberta Agostini


LEGGE 194Nell'autodeterminazione, così come è stata pensata dalle donne e dal movimento delle donne, non c’è mai una libertà chiusa, singola, individuale, separata dalla relazione con l'altro e io credo che per questo il concetto dell'autodeterminazione sia un bene primario, che noi dobbiamo garantire e dobbiamo fare rispettare.

Si è svolto alla camera il dibattito sulle mozioni sul tema dell’obiezione di coscienza, al termine del quale sono state approvate le mozioni di PD-PDL-SEL-Scelta Civica (TinagliI)-Gruppo Misto (Socialisti)-5 Stelle e respinte Lega- Scelta Civica (Binetti)-Fratelli d'Italia.


E’ stato un dibattito positivo perché al termine, pur partendo evidentemente da posizioni culturali ed esperienze diverse, il Parlamento ha approvato la richiesta di una piena applicazione della legge194, che in tante regioni italiane è a rischio per la massiccia presenza di obiettori di coscienza.

La Ministra Lorenzin ha assunto impegni concreti ed importanti, in particolare verso le regioni, che hanno compiti fondamentali per garantire l’effettiva erogazione del servizio di IVG e la piena applicazione del principio di libertà di scelta delle donne. Inoltre , il Governo ha lavorato per cercare di rendere più omogenei i dispositivi che formulano gli impegni delle mozioni, e quindi ha espresso parere favorevole su tutte le mozioni.

Per rispetto di questo lavoro il PD ha votato a favore della sua mozione e si è astenuto sulle altre.

"Signor Presidente, colleghi, signora Ministra, la legge n.194 del 1978, di cui oggi discutiamo, è una legge che è stata approvata dopo una lunga battaglia condotta da un grande movimento di donne e da gran parte della società civile, è una legge che in questi anni ha conosciuto obiezioni e spesso è stata contestata, spesso è stata combattuta. Eppure, è una legge che ha dato degli ottimi risultati: il dimezzamento del numero delle interruzioni di gravidanza, la tutela della salute delle donne, informazione, prevenzione, possibilità di scelta.

Scrive Rosetta Papa in uno dei suoi ultimi libri: il tasso di abortività, cioè l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'interruzione di gravidanza, nel 2010 è risultato pari all'8,2 per mille, con un decremento del 52,3 rispetto al 1982. Il valore italiano è tra i più bassi dei Paesi industrializzati. La situazione invece, al contrario, è drammatica nei Paesi in cui l'aborto è illegale: nel 2008, in tutto il pianeta 47.000 donne sono morte a causa di aborti e 8 milioni di donne hanno subito delle gravissime conseguenze.

Oggi qui stiamo discutendo perché nel nostro Paese è in atto una regressione che non possiamo accettare: il numero sempre maggiore degli obiettori, che in alcune regioni arriva al 90 per cento (in altre, come la Campania, all'83 per cento e in Basilicata all'85 per cento), compromette quella possibilità di scelta prevista dalla legge n.194 del 1978. Sono le cronache del Paese che ci raccontano che, quando i ginecologi non obiettori vanno in pensione oppure vanno in ferie, vi sono intere strutture che non possono erogare il servizio. Le regioni devono correre ai ripari.

Lo svuotamento di risorse, di professionalità e di personale dei consultori sono di questi ultimi anni, servizi che avevano alla base una concezione molto moderna di tutela della salute e di integrazione socio-sanitaria, non semplici ambulatori, ma luoghi dove lavorano in maniera integrata i medici, in equipe, gli psicologi, i ginecologi, gli assistenti sociali, ecco servizi moderni che stanno progressivamente deperendo per il fuoco concentrico di aggressioni, anche ideologiche, e di tagli delle risorse, servizi che dovremmo ripensare e rilanciare e non tagliare o chiudere, come invece sta avvenendo.

Oggi noi discutiamo dell'obiezione di coscienza e il tema è delicato, perché riguarda un nodo di fondo delle società liberali, delle società democratiche, del modo in cui si preservano e si tutelano dalle leggi e dallo Stato le convinzioni più intime, più private oppure religiose degli individui. Il caso della medicina e dell'esercizio della professione medica è ancora più delicato, perché è in gioco il diritto alla salute, che è appunto un diritto costituzionalmente protetto dal nostro articolo 32 e l'interesse sociale alla salute, che è legato al buon funzionamento della società. I medici assolvono a compiti legati a diritti ed interessi costituzionali. L'organizzazione della sanità deve rispondere a questi principi, contemperando da un lato il diritto all'obiezione e dall'altro la tutela dell'interesse sociale dei diritti individuali alla salute.
Noi abbiamo il dovere di garantire questo equilibrio che, come appare chiaro dai dati che restituiscono le relazioni anche a questo Parlamento, è sempre più precario.

Il senso di una buona legge, la n.194 del 1978, è nell’esercizio del nesso tra libertà e responsabilità. Nell'autodeterminazione, così come è stata pensata dalle donne e dal movimento delle donne, non c’è mai una libertà chiusa, singola, individuale, separata dalla relazione con l'altro e io credo che per questo il concetto dell'autodeterminazione sia un bene primario, che noi dobbiamo garantire e dobbiamo fare rispettare.

Prima di tutto allora c’è questa parola «rispetto», che io metterei al centro della nostra iniziativa politica e parlamentare, oltre che di un'iniziativa culturale, perché sappiamo che i diritti, anche quelli che sono stati scritti nelle leggi conquistate con tante battaglie e con tante iniziative, anche quelli definiti da leggi importanti, non sono garantiti una volta per tutte, ma vanno fatti vivere, anche nelle coscienze delle persone.

E poi la parola informazione, e il ruolo dei consultori, anche nella prevenzione e nella contraccezione. E poi possibilità di scelta, anche tra aborto chirurgico e aborto farmacologico, perché, mentre l'articolo 9 della legge n.194 del 1978 è applicato, come si vede, l'articolo 15 – che prevedeva che le tecniche potessero cambiare e, quindi, come diceva anche la collega D'Incecco prima di me, prevedere la formazione degli operatori e del personale – non è stato applicato ancora. Inoltre, bisognerebbe organizzare meglio il servizio e assicurare che non siano penalizzati nelle carriere i medici non obiettori, così come noi chiediamo nella nostra mozione.

Signora Ministra, io credo – per chiudere – che bisognerebbe capire meglio le ragioni di un'obiezione tanto elevata, di quei numeri tanto elevati, che spesso non sono così nobili come dovrebbero; bisognerebbe anche indagare e capire meglio il rapporto tra numero degli obiettori, liste d'attesa, qualità del servizio, problematiche legate all'interruzione di un servizio pubblico. 
In gioco ci sono i diritti di tante donne, in gioco c’è l'applicazione di una legge importante come la n.194 del 1978, sappiamo che sul tema della sanità e dell'organizzazione sanitaria le regioni sono le principali protagoniste, ma noi abbiamo il compito e il dovere di tutelare un articolo fondamentale della nostra Costituzione, che è l'articolo 32, quello del diritto alla salute".

 

 

 

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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