Morta Giuliana Dal Pozzo, fondò Telefono Rosa. Sollevando il velo sulle violenze domestiche

giulianaAll'età di 91 anni se n'è andata la giornalista che nel 1988 ebbe l'intuizione di uno "sportello" al Comune di Roma trasformatosi poi in un servizio innovativo dedicato alle donne molestate a casa o al lavoro. Direttrice di Noi Donne dopo Miriam Mafai, affrontò i grandi temi dell'emancipazione femminile: divorzio, aborto, contraccezione.

ROMA 15 dicembre 2013 - Giuliana Massari Dal Pozzo, giornalista dalla parte delle donne, fondatrice del Telefono Rosa, è morta a Roma all'età di 91 anni. Nel 2007 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'aveva nominata Grande Ufficiale al merito della Repubblica proprio per la sua "attività meritoria" in aiuto delle donne vittime di violenza. Giuliana era nata a Siena, contrada dell'Oca, aveva diretto il settimanale Noi Donne. Nel 1988, quando il termine "femminicidio" non apparteneva al linguaggio comune, ideò il Telefono Rosa, un'associazione di volontarie a sostegno delle donne vittime della violenza tra le pareti domestiche e nei luoghi di lavoro. I funerali di Dal Pozzo si svolgeranno a Roma, nella chiesa Mater Dei, in via della Camilluccia 120, martedì 17 alle ore 10.30.

Nel 1988, il Telefono Rosa nacque come sportello temporaneo del Comune di Roma, diventando anno dopo anno il salvagente lanciato nelle acque tempestose in cui annaspavano donne disperate e bisognose di una mano tesa. Oggi il Telefono Rosa è una realtà autorevole, radicata con sedi in tutta Italia e un'attività che da accoglienza telefonica (oltre al proprio numero gestisce anche l'istituzionale 1522) è diventata più in generale di formazione alla cultura anti-violenza di genere.

Fu per quella grande intuizione che Giuliana fu convocata nel 2007 dal presidente Napolitano per essere nominata Grande Ufficiale della Repubblica. Eppure Giuliana non veniva dal volontariato, ma dal giornalismo. Dopo una crescita professionale maturata nelle redazioni dell'Unità e di Paese Sera, tra la fine degli anni '60 e i '70 aveva affiancato e poi preso il posto di un'altra grande toscana, Miriam Mafai, alla direzione del settimanale Noi Donne, organo ufficiale dell'Unione Donne Italiane. Che, dalla fondazione nel 1944, viveva in quegli anni, di pari passo con l'emancipazione della figura femminile, il suo picco di diffusione. 

Con Giuliana al posto di comando, Noi Donne si trasformò da organo "ufficiale" in una rivista in grado di interpretare i tempi e anticipare i temi forti di un femminismo ancora sotto traccia. Ed ecco Giuliana sfogliare, attraverso la posta delle lettrici, il divorzio, l'aborto, la contraccezione. Una rubrica ventennale, la posta di Giuliana, diventata il racconto in soggettiva di grandi trasformazioni nel costume, nel linguaggio, nel rapporto con l'altro sesso. Senza eccezioni: è del 1969 un'inchiesta sul maschio di sinistra che rompeva un altro tabù, mettendo in luce le ipocrisie della parte progressista.

Poi l'intuizione nel 1988 del Telefono Rosa e l'apertura di uno squarcio su quello che le pareti domestiche sanno e non possono rivelare. Sulle donne vittime della violenza domestica e delle molestie nei luoghi di lavoro Giuliana pubblicò anche un libro, Così fragile, così violento (Editori Riuniti), che raccontava quell'inferno con le parole delle protagoniste. Storie che spesso restavano sulla pelle, quasi mai nei verbali degli operatori sanitari o delle forze dell'ordine. 

Il Telefono Rosa consisteva in una stanza con cinque volontarie armate di quaderno e penna ad alternarsi nell'ascolto delle chiamate e delle richieste di aiuto. Oggi le volontarie sono decine, mentre alla guerra del Telefono Rosa contro le violenze si sono arruolate avvocate penaliste e civiliste, psicologhe, mediatrici culturali di diversa nazionalità.

Premio Saint-Vincent per il giornalismo, Giuliana Dal Pozzo ha anche firmato La donna nella storia d'Italia, vari saggi, un romanzo, Ilia di notte, scritto con Elisabetta Pandimiglio (Editrice Datanews), e il diario La Maestra. Una lezione lunga un secolo (Memori).

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