Pollastrini: «Ora una nuova legge, il governo la sostenga»

FECONDAZIONE 1«È una priorità al pari di Jobs Act e riforma del Senato, il Parlamento ascolti quello che la società dice» Intervista a Barbara Pollastrini di Adriana Comaschi

Eravamo nel giusto. Ora la politica si assuma la responsabilità di una nuova legge, essenziale, con le cautele del caso e regole ma senza divieti.

Subito. I temi sensibili e i diritti civili non sono meno importanti di quelli del lavoro o della riforma del Senato, un governo che ha il cambiamento come ragione sociale non può non fare da sponda».


Dopo nove anni, Barbara Pollastrini tira un sospiro di sollievo. La deputata Pd, già ministro per le Pari Opportunità con Prodi, nel 2005 con il coordinamento delle donne Ds fu tra i promotori dei quattro quesiti referendari per abolire la legge 40, in particolare proprio quelli poi abbattuti nei fatti da diverse sentenze della Consulta.


Onorevole, una sentenza storica?

«Giustizia è fatta, ecco cosa ho pensato. Mi sono emozionata io, immagino i sentimenti di tante coppie: il rimpianto per il tempo perso a causa della legge 40, la fatica dei viaggi all'estero, ora forse la speranza. Il mio primo pensiero è stato per loro, di gratitudine per coppie associazioni e avvocate che non si sono rassegnate e hanno lottato, fatto ricorso. Certo, rimane una ferita lunga dieci anni, per l'ottusità e il cinismo di un Parlamento che allora a stretta maggioranza con il nostro voto contrario ha voluto la legge 40. Oggi però provo anche sollievo: chi aveva fatto campagna per i referendum non era avventurista, avevamo ragione. Sapevamo di correre un rischio, ma ci siamo detti "meglio perdere in nome dei valori, che perdere i propri valori". Ecco, quello è uno dei pochi errori che non può essere imputato alla sinistra».

 


I referendum non ottennero il quorum, affossato da una corposa campagna per l'astensione. Crede che oggi la sensibilità della maggioranza del Paese sia diversa?

 

«Penso proprio di sì. Anche per questo, ora il Pd deve essere in prima fila per lavorare a una nuova legge, che contenga cautele essenziali sui centri che devono applicare la fecondazione, sull'età e la salute di chi vi ricorre. Una legge che però sia ispirata a un diritto mite, senza divieti. La medicina avanza e offre nuove opportunità, non si possono tirare indietro le lancette dell'orologio».

 


Come arrivarci?

 

«Ci sono diverse proposte di legge già depositate, da colleghe Pd e non solo, dunque non si parte da zero. Si tratta di agire in tempi rapidi, non tra sei mesi, allargando il dialogo a tutte le forze politiche, cercando la massima condivisione. Abbiamo diverse bussole a cui rifarci, tra cui le norme Ue, le sentenze della Corte e dei magistrati e soprattutto l'esperienza delle coppie, che poi è quella che più conta. Ricordo poi che la fecondazione assistita anche eterologa è praticata ovunque, non è un tema sconosciuto. E che qui in Italia abbiamo bravissimi scienziati esperti in materia. C'è insomma tutta una cultura a cui fare riferimento, la politica si metta in ascolto e impari, anche dalla sofferenza delle persone: si prenda quella responsabilità che dieci anni fa non ha voluto prendersi per pochi voti in modo cinico. E lo faccia questa volta per dare una speranza».

 


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«Il mio atteggiamento è sempre stato di ascolto, a tutti dico dialoghiamo. Ma non si può chiedere alla buona politica un passo indietro, che condannerebbe tante coppie a situazioni di grande sofferenza. La legge 40 era confusa, irrazionale, disumana nell'imporre ad esempio l'impianto di embrioni potenzialmente malati».

 


Dunque una nuova legge immediatamente.

 


Cosa si aspetta dal ministro Lorenzin? «Vedo che sollecita l'intervento del Parlamento, mi sembra che prenda atto in modo adeguato degli scenari che si sono aperti: ora esistono solo pezzettini di una ex legge sulla procreazione assistita, è urgente intervenire in modo compiuto con una nuova norma».

 


Dev'essere una priorità per il governo Renzi?

 

«C'è un vento di cambiamento che ispira riforme istituzionali costituzionali e sono d'accordo, bisogna correre dopo tanti anni di immobilismo. C'è un vento che spinge il premier e il nuovo governo a rapportarsi con l'Europa con una logica finalmente diversa sull'economia, e sono d'accordo. C'è un vento di cambiamento che si traduce nel decreto sul lavoro, lo vogliamo migliorare ma per dare lavoro. Ecco, credo allora che questo vento non possa non riguardare anche i cosiddetti temi "eticamente sensibili" come la fecondazione, il fine vita, i diritti civili delle coppie di fatto e la cittadinanza per i bambini di origine straniera che nascono nelle nostre città. C'è tempo per ogni cosa, anche per fare una buona legge sulla fecondazione. Perché storicamente i diritti avanzano se avanzano insieme, il lavoratore a cui guarda il Jobs Act è anche un cittadino che vorrebbe diventare genitore e magari non può, non possiamo occuparci prima di un tema e poi della fecondazione perché la persona è unica, nei suoi bisogni e nella sua dignità: sfuggire a questa responsabilità è un po' come pretendere di "sezionare" un cittadino e la sua vita in fronti diversi. Non è così. È una visione antica quella che separa diritti umani, civili e sociali».

 


La norma insomma dovrebbe vedere la luce prima dell'estate?

 

«Voglio crederci, e soprattutto so che ci credono tante colleghe e colleghi. Se davvero vogliamo parlare di svolta, di liberazione da strettoie e conservatorismi questo è un tema da affrontare».

 

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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