Presentazione

raffaellaIl 02 ottobre 2011 con l'elezione della Portavoce si costituisce la Conferenza Permanente delle Donne Democratiche del Veneto.
" La Conferenza Permanente delle Donne Democratiche Venete è il luogo di incontro e confronto politico delle iscritte e delle elettrici del PD che vogliono parteciparvi e svolge un ruolo di primaria importanza nella elaborazione delle politiche di genere, di promozione del pluralismo culturale, di valorizzazione delle differenze, di scambio tra le generazioni, di formazione politica, di elaborazione di proposte programmatiche, di individuazione di campagne su temi specifici. La Conferenza Permanente delle Donne Democratiche Venete promuove la pari rappresentanza di genere nelle assemblee elettive di ogni grado e persegue l'obiettivo della parità anche per le cariche monocratiche e di nomina, istituzionali ed interne, così come per ogni ambito della vita sociale, culturale ed economica, individuando nell'eguaglianza paritaria un elemento di ricchezza e rinnovamento della cultura politica del partito." (art.1 Regolamento regionale).


Fino ad oggi le attività della Conferenza regionale si sono concentrate nel sostegno ed articolazione delle iniziative delle Conferenze Provinciali, garantendo una presenza forte ed assidua verso il raggiungimento dell'obbiettivo statutario costitutivo della Conferenza stessa.
Non si vuole riproporre una politica separatista, anzi, le donne ritengono necessaria la democrazia paritaria, dove entrambi i generi condividano insieme il potere pubblico e le responsabilità private attraverso una rivoluzione nella cultura, nel modo in cui il potere è distribuito ed il lavoro è organizzato.
Molti sono gli obiettivi individuati dalla Conferenza Regionale e diventati patrimonio dell'intero PD che sono ricordati anche nella recente Carta d'Intenti.
Lavoro
Le donne in Italia ed in Veneto dichiarano di voler lavorare più di quanto non riescano a fare; molte di loro hanno investito nell'istruzione e non vogliono scegliere tra figli e lavoro. Ma lo scenario del mercato del lavoro femminile è scoraggiante: poca occupazione, bassi salari, forte precariato, frequente abbandono del lavoro alla nascita dei figli ed inoltre particolari difficoltà di accesso al credito bancario per le imprenditrici e le lavoratrici autonome. Anche nella nostra Regione, la crisi ha reso più difficile colmare la distanza tra la percentuale delle donne occupate e quella degli uomini, il cui scarto è ancora di 20 punti, per cambiare il segno di questa situazione e sostenere nuova occupazione si devono garantire più qualità nei servizi, sgravi fiscali sulle retribuzioni femminili e un una formazione professionale più adeguata alle linee di sviluppo del mercato del lavoro. Ricordiamo che il raggiungimento degli obiettivi europei per l'occupazione femminile produrrebbero 7 punti di PIL in più! Non si esce dalla crisi economica presente senza l'apporto delle donne.
Welfare
Sulle donne si scarica la maggior parte del lavoro domestico e di cura . La spesa per un nuovo welfare costituisce un investimento in infrastrutture sociali, necessarie allo sviluppo del Paese perché sostengono e producono lavoro; al contrario tagli ai servizi danneggiano due volte le donne, infatti, come lavoratrici perdono il posto di lavoro proprio nel settore dove molte sono occupate, e come utenti diventa ancora più difficile conciliare la famiglia e il lavoro. Molte sono le " donne sandwich" schiacciate tra la cura dei piccoli e quella degli anziani, oltre agli impegni del lavoro retribuito. Alternative al modello della famiglia italiana, sostitutiva del sistema di welfare, sono state messe a punto con successo in altri paesi europei. Molte sono le proposte anche in Italia; è tempo di iniziare a realizzarle.
Rappresentanza politica
La crescita della presenza delle donne nelle istituzioni politiche nazionali e locali e l'utilizzo delle loro elevate competenze e professionalità costituisce un vantaggio per l'intero Paese e non rappresenta solo il contrasto ad una diseguaglianza. Il 20% circa di parlamentari e la percentuale ancora inferiore di elette e nominate nelle regioni ed enti locali è ampiamente al di sotto di quella soglia pari al 30 % a partire dalla quale si ritiene che le donne possano esercitare una significativa influenza nei processi decisionali. Devono perciò essere previste norme antidiscriminatorie nelle leggi elettorali e nella riforma dei partiti che permettano l'attuazione dell'art. 51 della Costituzione e dei principi di riequilibrio della rappresentanza politica femminile affermati dall'Unione Europea.

 


Violenza
E' necessario fermare l'eccezionale crescita del numero di donne uccise o vittime di violenza da parte di uomini in Italia. Questi, in genere, sono partner, familiari o conoscenti ed in larga maggioranza di nazionalità italiana. Ci si deve interrogare sulle ragioni di questo femminicidio, assieme agli stessi uomini. Tanti sono i fronti su cui è necessario agire: da quello legislativo a quello dell'immagine della donna sui media, dall'intervento della magistratura a quello della polizia, dalla scuola per il suo ruolo di prevenzione educativa allo sport. Ricordiamo la recente iniziativa parlamentare promossa da Delia Murer per impegnare il Governo a ratificare e a dare attuazione alla Convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta e la prevenzione della violenza nei confronti delle donne, fatta ad Istanbul nel 2011; nel Consiglio della Regione Veneto sono stati, il mese scorso, presentati due progetti di legge: uno in particolare chiede il potenziamento dei servizi di sportello, accoglienza e protezione delle donne vittime di violenza, un sistema di monitoraggio regionale del fenomeno e il finanziamento di progetti mirati.
(da "Cartolina Democratica" di Marina Galora)

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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2 assessore puglia napoli
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3 delegazione veneto napoli
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4 sottosegretario napoli
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6 camusso napoli
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