Le musulmane alla sfida dei diritti

musulmaneDal giornale “La Stmapa” del 23 agosto 2016- Un grande dibattito si è scatenato sui giornali e sui social sul divieto del burkini. Alcuni interrogativi sono d’obbligo. 

Perché in Francia si adotta una misura restrittiva ora, invece di interrogarsi sul modello adottato di integrazione, che ha portato alla rivolta delle banlieues, alla costruzione di mondi separati che non comunicano? Il processo di integrazione è qualcosa di molto complesso, così come le politiche da adottare. Difficilmente l’integrazione può avvenire solo a suon di divieti. E’ come dare una piccola, piccolissima risposta ad un grande problema. Una piccolissima risposta, anche controproducente, perché in molti casi per le donne, a differenza del burqa, il burkini è l’alternativa ad essere ancora più ghettizzate in casa, senza poter andare al mare con i propri figli e interagire e socializzare, elementi chiave per il loro percorso di liberazione

Si è trattato probabilmente, di un palliativo, e non c’entra tanto la laicità ed i valori dell’Occidente, quanto la volontà di dare una risposta qualsiasi all’esasperazione della popolazione francese all’indomani della strage di Nizza. Ha ragione Flavia Perina quando ricorda che in Francia è stata conferita la Legione d’Onore al principe saudita. Legione d’Onore che è stata rifiutata proprio per questo motivo da Sophie Marceau, la famosa attrice, protagonista del «Tempo delle mele», e regista francese. Si multano le donne col burkini e si premia il principe saudita, principe di un Paese che non brilla per libertà femminile. Quale coerenza, quale laicità, quale difesa dei diritti delle donne può portare ad adottare comportamenti così evidentemente contraddittori?  

Di pericoli per l’ordine pubblico parla il sindaco di Cannes, per giustificare l’ordinanza. I terroristi, così come gli autori di omicidio, sono sempre in grandissima parte uomini e dalle loro storie emerge che in molti casi sono stati autori di violenze contro le donne. Che cosa si sta concretamente facendo contro la cultura maschilista, che risiede nelle comunità musulmane e vede la donna in un ruolo totalmente subordinato? Bisogna adottare adeguati strumenti per combatterla. Il problema non è più rimandabile. E’ sugli uomini in primis che si deve intervenire. Non devono essere gli uomini a decidere dei corpi delle donne in nessun caso. Il percorso verso la libertà femminile per le donne musulmane sarà lungo e pieno di ostacoli. Sono loro che dovranno liberarsi, ma noi società avanzata, e noi, soprattutto donne non possiamo aspettare, né tornare indietro sulle nostre conquiste, dovremo andare avanti al loro fianco.  

In Germania percorsi di integrazione, con corsi di lingua obbligatori, educazione ai diritti e doveri sono già in atto. Il problema va affrontato al momento dell’arrivo e durante il percorso di vita. Non si tratta di essere buonisti ma realisti ed anche creativi. L’immigrazione è un fenomeno imponente. Bisogna essere accoglienti ma inflessibili sul rispetto delle regole e dei valori su cui si basa la nostra società, uno dei quali è la parità uomo-donna. Investire sull’integrazione significa anche ingaggiare una grande battaglia culturale. Sui social si è discusso animatamente del post di Paola Tavella che proponeva che a ogni famiglia che entra in Italia da un Paese in cui non ci sono leggi di parità né pari trattamento e regole simili per maschi e femmine nelle scuole e in altri luoghi, va insegnato che queste nel nostro Paese ci sono e vanno rispettate.  

Le donne musulmane possono essere, se sostenute nel loro processo di liberazione da un’oppressione secolare, la chiave di volta per disinnescare le pulsioni integraliste, che attraversano il mondo islamico e diventare le protagoniste dell’integrazione. Ho negli occhi le immagini delle donne che si strappano con gioia il burqa dopo la liberazione dal regime del Daesh. Bellissime. 

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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2 assessore puglia napoli
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3 delegazione veneto napoli
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