Per il contrasto della violenza sulle donne, l'assistenza delle vittime e la promozione della soggettività femminile

murerÈ cominciato nelle commissioni competenti della Camera dei deputati l'esame del decreto legge sulla violenza alle donne e sul femminicidio. Immancabile si è avviato un intenso dibattito, che giustamente coinvolge più di altri le associazioni che, in questi anni, talvolta in solitudine, hanno tenuto alta l'attenzione sulla questione. La discussione non può che essere vivace e plurale, dal momento che su questa vicenda per troppo tempo si è assistito ad annunci, proclami, e nessuna misura concreta. Per la prima volta un Governo interviene sul tema con un provvedimento, e segna un'attenzione mai vista prima. A me questo sembra positivo e da non trascurare. Non si tratta, come ho letto, di logica emergenziale. Il Governo ha a disposizione, come strumento legislativo che segna l'urgenza di un'azione, il decreto legge, e questo ha usato per fissare un percorso.

Il decreto sarà oggetto di discussione in Parlamento, e in questa sede ci sarà - mi auguro - lo spazio per ampliare, sostanziare, allargare il campo, arricchire il provvedimento di cose che mancano. Intanto, però, c'è una traccia forte di lavoro che ci obbliga tutti a stare sul tema.

Nel merito, il decreto, come sottolineato da molte voci, ha aspetti positivi e carenze. Tra le cose positive va segnalata, come detto, l'assunzione di responsabilità politica sulla questione, un riconoscimento non formale della gravità degli atti di violenza, della serietà del tema. La prima pietra, in verità, l'ha messa il Parlamento, con la ratifica della Convenzione di Istanbul, che ha riconosciuto la violenza sulle donne come violazione dei diritti umani. Non è un'attenzione scontata visto che, in questi anni, le donne hanno fatto innanzitutto fatica a far passare la consapevolezza che ci fosse una grande questione da mettere al centro dell'agenda politica.

Non manca, adesso, il lavoro da fare, a partire dalla conversione del decreto. Ci sono capitoli ancora aperti: c'è il tema della repressione, quello della tutela della vittima, ma anche quello della prevenzione, dell'educazione, dei modelli culturali, della presa di coscienza che la lotta alla violenza sulle donne non è una questione femminile ma un problema degli uomini, di una loro crisi di maturità, di una loro debolezza, di una incapacità culturale di accettare ruoli, parità, diritti. Su tutti questi aspetti, c'è ancora da fare. E' all'attenzione della Camera una mia proposta di legge organica "per il contrasto della violenza sulle donne, l'assistenza delle vittime e la promozione della soggettività femminile". Si tratta di un articolato normativo che parte dal presupposto che la violenza sulle donne non sia solo il frutto di un'aggressione individuale ma la conseguenza di una dimensione più ampia. Un intreccio di fattori culturali, emulativi, e di mancanza di servizi. Su quest'ultimo punto, un ruolo centrale è rappresentato dalla rete di centri antiviolenza e di case rifugio, primo baluardo per la tutela della vittima. La rete, attualmente, sul territorio nazionale, è carente, disomogenea e tenuta in piedi per l'abnegazione di pochi, senza un sistema organico e continuativo di finanziamento. Nella mia Proposta chiedo che venga finanziato con continuità un Fondo nazionale per il contrasto della violenza nei confronti delle donne. Esso deve essere istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e coperto annualmente dalla legge di stabilità, in misura di almeno 80 milioni di euro l'anno. Con essi, bisogna sostenere i centri antiviolenza già operanti in ogni regione e riequilibrare la presenza dei centri stessi sul territorio nazionale riservando un terzo dei fondi disponibili all'istituzione di nuovi spazi.

Di questo e altro dovremo discutere, in un approfondimento più ampio, per uscire dal rito degli annunci e dei principi e scendere, finalmente, sul terreno delle azioni concrete.

on. Delia Murer

 

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camusso e bersani a napoli 18 febbraio 2012 dalle donne democrartiche
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